10 febbraio 2008

VOTATE DILIBERTO!

Roma 10 febbraio 2008 Diliberto (Pdci): "Veltroni e Berlusconi promessi sposi, per evitare l'obbrobrio votare a sinistra" Oliviero Diliberto "Veltroni e Berlusconi sono i promessi sposi della politica italiana: dopo le elezioni faranno il governo insieme". Lo afferma il leader del Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, sostenendo che "per evitare questo patto scellerato bisogna dare più forza alla sinistra". Il segretario del Pdci torna a parlare anche della decisione del Pd di correre da solo: una scelta che "è autolesionismo e lesionismo allo stesso tempo: una pulsione omicida e una suicida".Per evitare "l'obbrobrio Pd-Pdl" votare a sinistra"Dini e Mastella hanno votato contro la fiducia al Governo Prodi e, citando Leonardo Sciascia, possiamo dire che sono stati i 'pugnalatori', e non a caso adesso stanno nelle liste del nuovo partito di Berlusconi", ha detto il segretario dei Comunisti italiani a margine di un comizio elettorale del suo partito a Catania. Alla domanda dei giornalisti di cosa pensa del Pdl, Diliberto replica: "Tutto il male il possibile...". Il leader del Pdci sottolinea come "l'appello di Berlusconi a votare Pdl e Pd la dice lunga sull'oggettiva convergenza che c'è tra il Partito democratico e Berlusconi. E l'unico vero voto che può impedire domani un governo di largo intese - aggiunge Diliberto - cioè un obbrobrio Berlusconi-Veltroni è votare a sinistra". Il segretario dei Comunisti italiani parla anche della posizione dei Radicali osservando che, "visto che hanno sempre sostenuto una politica all'americana, la loro collocazione naturale è il Partito democratico, che va in quella direzione, ma - aggiunge - capisco che non li vogliono perché se no la Binetti si offende". Bertinotti sarà il candidato premierOliverio Diliberto, aprendo la campagna elettore del suo partito a Catania, conferma che alle prossime elezioni nazionali il Pdci "si presenterà con le liste della Sinistra unita e il candidato presidente del Consiglio sarà il capo del partito più grande, cioè Fausto Bertinotti".

31 dicembre 2007

ALL of Dennis Kucinich's replies @ 11-15-07 Dem. debate

DENNIS KUCINICH! IL MIO CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DEGLI STATI UNITI D'AMERICA! IL MIO AMATO PAESE!

28 novembre 2007

FIDUCIA WELFARE: INTERVENTO DI DILIBERTO ALLA CAMERA

Roma, 28 nov. (Apcom) - "La delusione è grande. Se il Parlamento è tenuto sotto ricatto da Dini e un altro senatore, cosa deve fare la sinistra? Smettere di svolgere il proprio ruolo? Evidentemente, no. Anzi, da oggi, il nostro ruolo sarà molto, ma molto più incisivo. Su ogni provvedimento, su ogni decreto legge, su ogni atto del governo. Cambia tutto". Lo ha detto il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, intervenendo nel dibattitto sulla fiducia in corso alla Camera. "Avete rotto, consapevolmente, un patto tra noi. Avete confidato sulla nostra lealtà, che manifesteremo anche oggi, votando la fiducia, perché noi siamo persone serie e, noi, rispettiamo i patti. Ma pensate davvero, offendendo la sensibilità di milioni di donne e uomini della sinistra, di milioni di lavoratori, di precari, pensate davvero - dice Diliberto - di aver fatto un buon servizio al Paese? Non avete fatto un buon servizio neppure a voi stessi". "Da oggi si apre una fase nuova. Noi non abbandoneremo la nostra lealtà: ma c'è una novità. Ve la dovrete guadagnare. Valuteremo di volta in volta i proveddimenti, che ci dimostrino, non a parole, che questo governo ha a cuore la sorte dei più deboli", aggiunge Diliberto. "Credo non sfugga a nessuno che oggi si produce uno strappo molto serio nella maggioranza. E' evidente - conclude il segretario del Pdci - che siamo ad un cambio di fase, ad uno snodo della legislatura. Oggi scrivete una brutta pagina per la nostra maggioranza. Subendo il ricatto di Dini, vi esponete al ricatto permanente. Noi non ci stiamo. Noi non ci stiamo. E opereremo, giorno dopo giorno, per restituire dignità all'intero centro-sinistra".

19 ottobre 2007

BEATIFICAZIONI FASCISTE! RATZINGER COLPISCE ANCORA!

IL VATICANO MARCIA SU ROMA
498 franchisti beatificati nell'anniversario della marcia su Roma. Non mi sembra una notizia da poco. Può essere discutibile il testo che segue, discutiamone se lo ritenete opportuno...ad ognuno le sue marce e i suoi sabati...http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=915 Sabato 28 ottobre 2007, anniversario della marcia su Roma, saranno beatificati in San Pietro 498 franchisti, tra appartenenti al clero e laici, saranno beatificati perché, secondo i prelati spagnoli, sono"martiri della Repubblica". Sarà la più numerosa delle beatificazionimai realizzate, è prevista una folla di fedeli (filofranchisti) dalla Spagna e il battage pubblicitario delle grandi occasioni sui mediaitaliani.La gerarchia vaticana con questa azione di massa entra violentemente nel dibattito politico spagnolo: il governo Zapatero sta per varare una legge sulla memoria che condanni il franchismo e la chiesa cattolica spagnola, supportata da Ratzinger, prende posizione in questo modo. Ma d'altro canto, attraverso questa iniziativa, le gerarchie vaticane continuano a fare politica in supporto al fronte clerico fascista: la scelta della data della marcia su Roma allarga il significato dell'operazione e la colloca nel tentativo sempre più visibile disdoganamento e legittimazione del fascismo, tentativo operato dall'integralista Ratzinger per affermare un modello di società chiuso e reazionario, patriarcale, omofobico e razzista. La beatificazione di 498 franchisti presentati come martiri è un esempio vergognoso di revisionismo storico, la strategia vaticana è ancora il vittimismo: si costruisce un'iniziativa per mostrare il clero come vittima di sanguinari comunisti quando la realtà storica racconta che la chiesa fu parte di una reazione fascista che portò in Spagna alla guerra civile e all'instaurazione della dittatura. D'altra parte in Italia conosciamo bene questa tattica vaticana: negli ultimi mesi si cerca difar passare la chiesa cattolica, gli esponenti del clero e persino i politici che dichiaratamente ne supportano le istanze come vittime di una campagna anticlericale, quando, al contrario, la chiesa cattolica condiziona in modo sempre più palese la vita culturale, politica e sociale del nostro paese e conduce una campagna di istigazione all'odio e alla violenza contro donne, lesbiche, gay e trans che produce aggressioni, stupri, omicidi e diffusa intolleranza. Dall'operazione revisionista che verrà celebrata sabato 28 ottobre esce rafforzata la marcia del dissolvimento della laicità (voluto dal Vaticano e operato dalla politica istituzionale) e la fascistizzazione della società, basata sulla creazione della paura e sulla caccia alle streghe dello scontro di civiltà; ne fanno le spese, ancora una volta, tutte le soggettività non conformi al modello unico dominante, la verità storica, l'antifascismo fondamento del nostro vivere civile. Coordinamento Facciamo Brecciahttp://www.facciamobreccia.org/

18 ottobre 2007

E BASTA! HAI STANCATO BAGNASCO! PREDICA IL VANGELO INVECE DI VANEGGIARE!

2007-10-18 18:14 Bagnasco: i vescovi non taceranno
(ANSA) - PISTOIA, 18 OTT - Sui grandi temi piu' vicini alla gente 'la parola dei pastori non potra' essere assente', ha detto il presidente della Cei, Bagnasco.Inaugurando la Settimana sociale, Bagnasco ha affermato che vita, famiglia e liberta' sono 'principi non negoziabili'. Su questi, i laici impegnati in politica dovranno spendersi in prima persona 'e contestualmente in ascolto del Magistero della Chiesa'.

16 ottobre 2007

Partito Democratico?

Si chiama PARTITO DEMOCRACTICO il "nuovo" partito della politica italiana. Ma è nuovo veramente o è solo un riciclo di qualcosa già visto? Margherita, DS, Rutelli, Fassino, Veltroni, Prodi..... a sentire questi nomi di nuovo pare ci sia veramente molto poco, anzi, nulla! Riportiamo di seguito, integralmente, articoli e opinioni riprese da vari blog e siti: Dal sito http://www.danieleluttazzi.it/ Sta nascendo il Partito Democratico. PD. Prodi-D’Alema. L’ostetrico Fassino, liquidando una volta per tutte l’eredità comunista, lo ha definito “un partito che deve stare in sintonia con la società”. Ma il comunismo nacque come critica del modo di produzione capitalista: una critica di cui c’è oggi ancora bisogno, alla luce della nuova proletarizzazione ( precariato ) decisa ferocemente dal blocco industriale-politico-mediatico che governa il nostro Paese. ( E il mondo. ) Col partito democratico, sparisce la critica. Resta la gestione dell’esistente. Grazie a tutti. Avete fatto quel che potevate. Come se non bastasse, nel pantheon del PD, Fassino ha inserito Craxi! Ripudiando Berlinguer! Già tre anni fa, nel libro “Per passione”, Fassino aveva condannato il “passatismo” di Berlinguer per esaltare la “modernità” di Craxi. Lessi quelle pagine ancora calde di stampa ai 5000 spettatori del mio monologo al Palamazda di Milano, Festa Provinciale dell’Unità. Ammutolirono. Ricordai che Berlinguer, col suo passatismo, pose per primo il problema dell’etica pubblica e della questione morale; mentre la modernità di Craxi aveva portato a tangentopoli, al pizzo sui singoli appalti e all’ultimo frutto avvelenato, Berlusconi. Cinque minuti di applausi. Al termine, nel silenzio, qualcuno urlò:-Ecco perché non ti vogliono in tv!- E io:-Mi sa che hai ragione.- Ma c’è una logica nella follia. Chi scrive i discorsi di Fassino? Il suo amico Sebastiano Maffettone, filosofo socialista, già autore dei discorsi di Craxi. In pratica, quando i DS applaudono Fassino, da anni senza saperlo stanno applaudendo un discorso di Craxi. Berlusconi ha commentato:-Se questo che descrive Fassino è il Partito Democratico, quasi quasi mi iscrivo anch’io.- Perchè no, in effetti? La cosa divertente è che ne sarebbe capacissimo. Quella del partito democratico è una inevitabile stronzata. Inevitabile perché il blocco di potere industriale-politico-mediatico spinge in questa direzione ormai da anni dappertutto. Stronzata perché manda in soffitta la lotta contro le disuguaglianze che è da sempre la vera artefice del progresso, nonchè l’eredità più nobile di una storia politica liquidata con una fretta commendevole. Se non altro, si è fatta chiarezza. Da anni i DS si erano trasformati in un “partito di amministratori” ( definizione di Fassino ). E col placet dalemiano prima ai bombardamenti in Kosovo e poi alla guerra in Afghanistan era diventata prassi una realpolitik che di sinistra non aveva più nulla. Chi sarà il capo del Partito Democratico? A questo punto potrà essere chiunque, incluso lo strangolatore di Boston. Dal sito http://www.beppegrillo.it/ La notte del 30 luglio si è riunito l’ufficio tecnico del costituendo Partito Democratico. Su preciso indirizzo del candidato unico Uèltron (lui non lo ammetterà mai, ma è veramente unico) ha bocciato le candidature di Pannella e Di Pietro.Uèltron ha dichiarato: “Più candidati ci sono meglio è”. L’importante è sapere quali. E saperlo prima. La poltrona si vince a tavolino. Altrimenti che gioco democratico è? I perdenti assoluti Adinolfi, Schettini, Colombo e Gawronski sono ammessi. I possibili vincenti, o comunque i rompicog....i, sono eliminati senza passare dal via.Un partito unico con un candidato unico. L’ispirazione ai costituendi democratici è venuta leggendo Mein Kampf e studiando vecchi discorsi del Duce. Vincere senza partecipare è degno di un grande stratega. Vincere fingendo di far partecipare gli altri è degno di un grande Uèltron.Il problema però non è politico. E’ tecnico. Sono stati i tecnici infatti a decidere i destini dell’Italia. I loro nomi sono meravigliosi. Sono i sette nuovi padri della Patria: Nico Stumpo, Roberto Agostini, Margherita Miotto, Nicodemo Oliverio, Rino Piscitello, Fausto Recchia, Francesco Graziano.L’ufficio tecnico si è avvalso della preziosa collaborazione di Moggi, Geronzi e di velate allusioni di D’Alema. In due ore, prima della mezzanotte, ha deciso.Poi tutti a farsi una magnata ai Parioli, tranne Pannella che ha iniziato uno sciopero della fame con un cappuccino scremato.

17 settembre 2007

IL REGIME VATICANO! Media e politici italiani genuflessi a Ratzinger!

La Chiesa e i media italiani, una stampa di regime
Vaticano
Dalla «Pascendi di Dominici Gregis» di Pio X agli editti di Benedetto XVI
Lucio Manisco
In nessun paese del mondo come nel nostro vengono commemorati, celebrati, esaltati gli eventi di santa romana chiesa, posti in gran risalto gli interventi e gli editti del Ratzinger - in media nove la settimana, con punte di quattordici durante le sue escursioni fuori dal Vaticano - riferite ed illustrate senza spunti critici le aggressioni della Cei allo stato laico e le sue invadenze nella sfera legislativa della repubblica.E in nessun paese come nel nostro l'informazione sulla realtà, i retroscena, i contrasti dell'involuzione fondamentalista ed oscurantista di questo pontificato è così carente, falsata ed omissiva.L'affluenza dei papa-boys a Loreto che secondo le riprese televisive dagli elicotteri della polizia non ha superato i 140-150 mila partecipanti, levita nei resoconti osannati dei vaticanisti dai 200.000 a 400.000 e poi a mezzo milione; nessun raffronto naturalmente con le oceaniche adunate del Wojtyla, nessun commento sulla banalità degli appelli alla mobilitazione e a non aver paura rivolti a giovani in stragrande maggioranza italiani, nessuna curiosità su cosa mai possa intimorire dei ragazzi in un paese dove vice-primi ministri e massimi esponenti della sinistra e della destra assumono nei confronti del Vaticano la posizione prona dei vescovi durante la consacrazione mentre inveiscono contro gli «attacchi» europei alla chiesa per le sue massicce evasioni ed elusioni fiscali autorizzate ed incoraggiate dai governi della repubblica. Analoghe le colpevoli omissioni dei resocontisti vaticani sulla visita del Ratzinger nella cattolicissima Austria felix, tutt'altro che felice, anzi lacerata e divisa dagli indirizzi teologici, pastorali, politici perseguiti dalla chiesa di Roma negli ultimi quindici anni. Il dissenso che fa capo al gruppo «Noi siamo la chiesa» ha assunto dimensioni molto estese in seguito agli scandali che hanno sconvolto sacerdoti e fedeli negli anni Novanta, dalle rivelazioni sulle molestie sessuali su giovani e giovanissimi perpetrate per decenni dall'arcivescovo di Vienna, cardinale Hans Hermann Gröer, alla scoperta di 40.000 immagini pedofile in un seminario nei pressi della capitale. La percentuale di chi si dichiara cattolico è scesa in Austria dall'88 al 74% e decine di migliaia di fedeli hanno declinato di versare il contributo fiscale di 285 euro l'anno alla chiesa. Malgrado le pressioni delle alte gerarchie ecclesiastiche Joseph Ratzinger si è rifiutato di incontrare pubblicamente o privatamente i dirigenti di «Noi siamo la chiesa» ed il risultato è stato che solo il 10% dei 200.000 cattolici viennesi ha presenziato alla messa papale nella capitale. Tutti questi aspetti della crisi, posti in grande evidenza da pubblicazioni quali Kirche In e da quotidiani tedeschi come Bild, sono stati naturalmente ignorati dai vaticanisti che hanno imperversato per quattro o cinque giorni su tutte le reti televisive italiane.Ma l'omissione più clamorosa, una vera e propria congiura del silenzio, ha colpito la ricorrenza centenaria di un documento fondamentale, di portata storica, che ha determinato e continua a determinare l'involuzione ultraconservatrice della chiesa di Roma.Mentre i nostri mass media dedicano pagine intere e trasmissioni televisive al decennale della beatificazione di una monaca caritatevole, dedita all'assistenza ed alla conversione degli agonizzanti in India, alla frequentazione di celebrità sotto gli obiettivi della Tv e a quanto pare piuttosto miscredente, non una sola parola è stata spesa per ricordare i 100 anni dell'enciclica di Pio X «Pascendi Dominici Gregis» che condannò alle fiamme eterne il modernismo e perseguitò i suoi esponenti e seguaci con la stessa veemenza devastatrice della crociata contro gli Albigesi anche se i tempi non permisero più torture, roghi ed eccidi. Rei di voler riformare e modernizzare la chiesa liberandola dai vincoli soffocanti del neo-scolasticismo vennero definiti, malgrado la loro scarsa consistenza numerica, una grave minaccia, una quinta colonna di ispirazione protestante, dei veri e propri eretici dediti alla distruzione del cattolicesimo. La «Pascendi» istituì Consigli di vigilanza in ogni diocesi, reti segrete di informatori sui preti che avessero rapporti sia pure fugaci con i reprobi e per tutti i sacerdoti un prolisso giuramento contro il modernismo rimasto in vigore fino al 1967. Chi si è chiesto perché Ratzinger abbia scelto il nome di Benedetto XVI dovrebbe forse ricordare che fu il successore di Pio X, Benedetto XV, a porre in atto con minore grossolanità ma con maggiore violenza la persecuzione dei modernisti con scomuniche a pioggia, bandi dall'insegnamento e virulente denunzie ad personam da tutti i pulpiti. Sotto i pontificati di Pio XI e XII si arrivò ad informare la polizia del regime di presunte tendenze antifasciste di alcuni «eretici».La vittima più illustre in Italia fu il teologo e sacerdote Enrico Buonaiuti: colpito da scomunica nel 1925 e ribadita più volte, gli venne tolta la cattedra di storia del cristianesimo all'università di Roma in applicazione del concordato e venne allontanato dall'insegnamento quando rifiutò di prestare giuramento al regime. Quando da atei irriducibili lo incontrammo nell'immediato dopoguerra, si dimostrò comprensivo, finemente dialettico, tutt'altro che dottrinario ed estremamente mite. Il colpevole silenzio della stampa sul centenario della «Pascendi Dominici Gregis» è sceso anche sulla figura di questo grande italiano di cui l'intera nazione dovrebbe andare orgogliosa.

11 settembre 2007

Ricordiamo un altro 11 settembre: la tragica caduta di Allende per mano della C.I.A. (sempre lei come per le Torri Gemelle!)

L'11 settembre 2001 nel mondo si è stagliato l'odio verso gli islamici causato dal terribile attentato contro le Torri Gemelle da parte di fanatici sauditi guidati dalla C.I.A. e dall'Amministrazione Bush.
Con discorso all'Università di Ratisbona del 12 settembre 2006 perfino Papa Ratzinger ha istigato allo scontro di civiltà criticando l'Islam.
Ma un altro avvenimento avvenuto l'11 settembre ma del 1973 merita di essere ricordato come esempio della prevaricazione e della prepotenza delle potenze occidentali contro i popoli del terzo mondo: il golpe di Pinochet contro il presidente cileno Salvador Allende Gossens.
Dopo aver tentato per tre volte la corsa presidenziale, il 5 settembre 1970 Allende fu eletto presidente come leader della coalizione Unidad Popular. Ottenne il primo posto al voto con 1.070.334 preferenze, ma, non avendo il 50% dei voti (36,3% a lui, 34% a Jorge Alessandri, 27,4% a Radomiro Tomic, della Democrazia Cristiana Cilena), il Congresso avrebbe dovuto decidere tra lui ed il secondo più votato. Anche prima della sua vittoria elettorale, Allende attirò rapidamente su di sé il veto dell'establishment politico statunitense. A causa delle sue idee socialiste, si cominciò a temere che ben presto il Cile sarebbe diventato una nazione comunista e sarebbe entrato nella sfera d'influenza dell'Unione Sovietica. Per di più gli USA avevano cospicui interessi economici in Cile, con società come ITT, Anaconda, Kennecott ed altre. L'amministrazione Nixon, in particolare, fu la più strenua oppositrice di Allende, per la quale nutriva un'ostilità che Nixon ammetteva apertamente. Durante la presidenza Nixon, i cosiddetti "consiglieri" statunitensi (che avrebbero imperversato in buona parte dell'America Latina per tutti gli anni settanta e ottanta) tentarono di impedire l'elezione di Allende tramite il finanziamento dei partiti politici avversari. Si sostiene che lo stesso Allende abbia ricevuto finanziamenti da movimenti politici comunisti esteri, ma tale ipotesi rimane ufficialmente non confermata, ed in ogni caso la portata degli eventuali contributi sarebbe stata ben minore rispetto alle possibilità di "investimento" statunitensi. Una volta che Allende fu finalmente eletto, con l'appoggio della Democrazia Cristiana, la CIA condusse operazioni nel tentativo di spingere il Presidente uscente del Cile, Eduardo Frei Montalva, a bloccare la ratifica, da parte del Congresso, della nomina di Allende a nuovo Presidente. Il piano della CIA era di persuadere il Congresso Cileno ad eleggere presidente l'avversario di Allende, il candidato del Partito Liberal Conservatore Jorge Alessandri Rodríguez. Sempre secondo il piano, Alessandri avrebbe prontamente rassegnato le dimissioni dopo essere stato eletto, per poter indire nuove elezioni. Con il ricorso a questo trucco, Eduardo Frei avrebbe così potuto ripresentarsi alle elezioni nell'apparente formale rispetto della legalità (la Costituzione cilena allora vigente vietava infatti più di due mandati presidenziali, ma solo se questi erano consecutivi), e presumibilmente avrebbe sconfitto Allende. In ogni caso, alla fine, Frei, nonostante le fortissime pressioni statunitensi, non se la sentì di forzare la Costituzione bloccando la ratifica, così il Congresso scelse di designare Allende come presidente, a patto però che firmasse uno "Statuto di Garanzie Costituzionali" nel quale garantiva che le sue riforme socialiste non avrebbero stravolto nessun elemento della Costituzione Cilena.
Una volta eletto, Allende iniziò ad operare per realizzare la sua "piattaforma" di riforma socialista della società cilena. Fu avviato un programma di nazionalizzazione delle principali industrie private, fra cui le miniere di rame fino ad allora sotto il controllo della Kennecott e della Anaconda (aziende americane), si diede mano alla riforma agraria, fu creata una sorta di tassa sulle plusvalenze. Il governo annunciò una sospensione del pagamento del debito estero e al tempo stesso non onorò i crediti dei potentati economici e dei governi esteri. Tutto ciò irritò fortemente la media e alta borghesia ed acuì la tensione politica nel paese, oltre ovviamente a creare un discreto dissenso internazionale. Durante la sua presidenza Allende non ebbe facili rapporti col Congresso Cileno, in cui era forte l'influenza della Democrazia Cristiana Cilena, partito conservatore. I Cristiano Democratici continuavano ad affermare che Allende stava conducendo il Cile verso un regime dittatoriale, sulla falsariga del governo cubano di Castro, e cercavano di moderare molte delle sue maggiori riforme costituzionali. Alcuni membri del Congresso addirittura invocarono l'intervento delle forze armate, tradizionalmente neutrali, a compiere un golpe per "proteggere la costituzione" (secondo alcuni questo fu una sorta di crudo ed esplicito "ultimo avvertimento" lanciato ad Allende affinché ammorbidisse le sue posizioni o, meglio, si dimettesse da sé, senza far pericolosamente scomodare i militari). Nel 1971, a seguito di una singolare visita ufficiale, durata addirittura un mese, del presidente Cubano Fidel Castro (col quale aveva stretto una profonda amicizia personale), Allende annunciò il ripristino delle relazioni diplomatiche con Cuba, nonostante in una dichiarazione dell'Organizzazione degli Stati Americani, cui il Cile aderiva, si fosse stabilito che nessuna nazione occidentale avrebbe concesso aperture verso quello stato. La politica di Allende, sempre più sbilanciata a sinistra verso il socialismo (in parte in accoglimento delle pressioni di alcune delle frange più massimaliste della sua coalizione), e gli stretti rapporti con Cuba, allarmarono Washington. L'amministrazione Nixon cominciò ad esercitare una pressione economica sempre più crescente attraverso molti canali, alcuni dei quali erano legali (come l'embargo), ma molti di più illegali, attraverso il finanziamento degli oppositori politici nel Congresso Cileno e nel 1972 attraverso l'inconsueto appoggio economico erogato al sindacato dei camionisti, che paralizzò il paese.
Nel settembre del 1973, l'altissimo tasso di inflazione e la mancanza di materie prime avevano precipitato il paese nel caos. L'11 settembre di quell'anno, le forze armate Cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet, misero in atto il golpe cileno del 1973 contro Allende. Durante l'assedio e la successiva presa del Palacio de La Moneda, Allende allora decise di suicidarsi piuttosto che arrendersi a Pinochet. Non sono del tutto chiare le circostanze della sua morte: la versione ufficiale, confermata dal suo medico personale è che il Presidente si suicidò con un fucile AK-47 donatogli da Fidel Castro, mentre altri sostengono che fu ucciso dai golpisti di Pinochet mentre difendeva il palazzo presidenziale. Negli anni '80 il suo medico personale diede in un'intervista (trasmessa dalla trasmissione televisiva Mixer di Giovanni Minoli) una versione dettagliata dell'accaduto. Secondo il racconto del medico, che era insieme con Allende all'interno della Moneda, a seguito del bombardamento aereo e del successivo incendio, Allende disse a coloro che con lui difendevano la Moneda dalle finestre del I piano di uscire dal Palazzo ormai indifendibile rimanendo solo nell'ufficio. Tuttavia il medico rientrò poco dopo nell'ufficio, proprio nel momento in cui Allende si stava suicidando con una scarica di mitragliatore alla testa dal basso in alto. In particolare il medico disse di aver visto la parte superiore della calotta cranica di Allende volar via per effetto della scarica. Pare anche che la massoneria, per salvare il confratello, avesse inviato un aereo per condurlo fuori dal Cile. In seguito al colpo di stato, in Italia ci furono molti scioperi in solidarietà con Allende e il popolo Cileno. Italia e Svezia non riconobbero mai il regime di Pinochet, e per tutti i 17 anni di dittatura ufficialmente rimasero in carica gli ambasciatori nominati da Salvador Allende. Il colpo di Stato, che molti Cileni speravano proteggesse la costituzione, ora si manifestava in tutto il suo orrore. Pinochet avrebbe di fatto regnato, non democraticamente eletto, per i successivi diciassette anni. La violazione dei diritti umani da parte del suo governo è stata, così come testimoniano precise prove documentali, sistematica prassi quotidiana, ed alla fine del lungo periodo di dittatura si stimarono più di 3.000 vittime (anche non cilene), fra morti e desaparecidos e circa 30.000 persone torturate (le cifre sono tratte dal Rapporto Rettig, un'inchiesta ufficiale condotta in Cile dopo la fine della dittatura di Pinochet, nel 1990). Documenti ora declassificati indicano altresì come la CIA, il servizio di controspionaggio degli Stati Uniti d'America sia stato "longa manus" del governo di quest'ultimo Paese, appoggiando il rovesciamento con la forza di Allende, ed ha incoraggiato ed alimentato l'uso della tortura da parte del dittatore Pinochet.
"Di tutti i capi di governo dell'America Latina, noi ritenemmo Allende il più pernicioso per gli interessi del nostro paese. Egli era palesemente pro-Castro e si opponeva agli Stati Uniti. Le sue politiche interne erano una minaccia per la democrazia cilena e per i diritti umani." -- Henry Kissinger, Years of Renewal. "Non capisco perché dovremmo starcene immobili e guardare una nazione diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del proprio popolo." -- Henry Kissinger
IL SOSTEGNO DEL VATICANO DI GIOVANNI PAOLO II A PINOCHET:
Il 18 febbraio del 1993 giungono a Pinochet, in occasione della ricorrenza delle sue nozze d'oro con la consorte, due lettere autografe in spagnolo con espressioni di amicizia e stima con in calce le firme di papa Wojtyła e del Segretario di Stato Angelo Sodano. «Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.» Ancor più caloroso è il messaggio del Cardinale Angelo Sodano, già nunzio apostolico in Cile dal 1977 al 1988, e che nel 1987 aveva perorato con successo la visita del papa a Santiago, trascurando le accese proteste dei circoli cattolici non legati al regime dittatoriale. Il cardinale scrive: «...il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l'autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza» e aggiunge: «Sua Santità conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile». Sodano poi conclude, riaffermando al signor Generale, «l'espressione della mia più alta e distinta considerazione». Il Vaticano non rese pubbliche queste missive per timore che l'eccesso di enfasi attizzasse nuove polemiche. Tuttavia, tre mesi dopo, prevalse la vanità del dittatore e i documenti furono rivelati dal quotidiano cileno El Mercurio e ripresi da Témoignage chrétien, la rivista francese dei cattolici progressisti, provocando reazioni critiche ovunque, anche nel mondo cattolico. Un gruppo di preti di Caen indirizzò al pontefice una risposta particolarmente risentita in cui oppose al commosso ricordo di Wojtyła «l'emozione davanti alla morte del presidente Allende e di molti suoi collaboratori; davanti alla retata e al parcheggio dei sospetti nello stadio di Santiago; davanti alle dita amputate del cantante Víctor Jara per impedirgli di intonare sulla sua chitarra gli accordi della libertà; davanti alle sparizioni, alle carcerazioni, alle torture». La Fraternità e la Comunità Francescana di Béziert espressero la loro costernazione in modo lapidario: «Durante il potere di Pinochet Gesù Cristo era crocifisso ancora».

07 settembre 2007

Polonia contraria alla "Giornata europea contro pena di morte"! sti pseudo-cattolici hanno rotto!

PONTECAGNANO, Salerno (Reuters) - Davanti al no della Polonia alla istituzione di una "Giornata europea contro la pena di morte", il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha criticato oggi la destra alla guida del governo polacco, definendola "retrograda e antieuropea".
"In Polonia ci saranno presto le elezioni, io spero che avremo una sorpresa positiva perché il problema della Polonia è che è governata da una destra nazionalista, retrograda, antieuropea, che ha prodotto dei guasti piuttosto preoccupanti", ha dichiarato D'Alema oggi nel corso del suo intervento alla Festa nazionale della Margherita in corso nel Salernitano. La Commissione europea e la presidenza portoghese dell'Ue vorrebbero celebrare il prossimo 10 ottobre una giornata per l'abolizione della pena capitale nell'Ue, ma Varsavia è contraria alla proposta, che necessita dell'approvazione di tutti i 27 stati membri. La Polonia ha deciso oggi di confermare il suo veto durante la riunione del Comitato dei rappresentanti dei 27 presso la Ue. A nome del governo italiano, l'ambasciatore Rocco Cangelosi ha espresso "fortissima sorpresa" per la decisione polacca e "forte preoccupazione" per le possibili ricadute politiche. L'ambasciatore polacco ha invece sostenuto che se si vuole fare una giornata contro la pena di morte, allora si dovrebbe fare anche una giornata contro aborto ed eutanasia. "Varsavia dovrebbe tener presente le possibili ricadute politiche negative sull'iniziativa europea, voluta fortemente dall'Italia, per la presentazione alle Nazioni Unite della risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo e agire diversamente da come ha fatto finora in nome dell'unità europea", ha dichiarato in una nota Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento europeo. In merito alla risoluzione, D'Alema ha ribadito oggi la determinazione dell'Italia affinché il testo sia approvato, anche se, ha precisato il ministro, "non è un obiettivo facile". "Il mio principio non è l'importante è partecipare, ma l'importante è vincere e stiamo lavorando per vincere", ha commentato D'Alema.

27 agosto 2007

Madre Teresa: «Cerco Cristo, ma non lo trovo» COME VOLEVASI DIMOSTRARE: ERA SOLO UN'IMPOSTORA!

Una raccolta di lettere svela la sua crisi di fede ROMA (25 agosto) - «Soffro per cercare e non trovare Cristo, per l'ascoltare senza udire. Il sorriso è una maschera o un mantello che copre ogni cosa». Sono parole di Madre Teresa di Calcutta, contenute in una delle sue lettere, che rivelano un periodo di crisi interiore e di distanza da Dio iniziato nel 1950 e durato fino alla fine dei suoi giorni. La missionaria aveva chiesto la distruzione delle epistole ma il portavoce delle Missionarie della Carità, padre Brian Kolodiejchuk, ha deciso di pubblicarle come esempio per la comunità cattolica. Madre Teresa, infatti, nonostante il vuoto interiore di fede aveva continuato a credere nel Signore e fare del bene. Il volume, intitolato Mother Teresa: come be my light, che uscirà in Italia il prossimo 4 settembre, è una raccolta epistolaria sviluppatasi nell'arco di 66 anni. La pubblicazione avverrà alla vigilia del decimo anniversario della morte della religiosa, accaduto il 5 settembre del 1997. «Pochi anni dopo quello che lei stessa ha definito il suo periodo d'ispirazione – ha dichiarato al quotidiano La Stampa padre Kolodiejchuk -, Madre Teresa ha vissuto una lunga fase di oscurità interiore che si è protratta fino alla fine dei suoi giorni. Tutto è cominciato tra il 1949 e il 1950: in quel periodo la fondatrice dell'ordine dei Missionari della Carità confida di non avvertire la presenzadi Dio. Si sentiva unita a lui ma non riusciva a percepire nulla. Questo inizialmente l'ha turbata profondamente». «Per che cosa mi tormento? Se non c'è alcun Dio – ha scritto Madre Tersa in una lettera inviata all'arcivescovo di Calcutta, Ferdinad Pèrier, nel 1956 - non c'è neppure l'anima, e allora anche tu, Gesù, non sei vero... Io non ho alcuna Fede. Nessuna Fede, nessun amore, nessuno zelo. La salvezza delle anime non mi attrae, il Paradiso non significa nulla... Io non ho niente, neppure la realtà della presenza di Dio».E ancora, in un momento di disperazione, la missionaria ha scritto: «Signore, mio Dio, perchè mi hai abbandonato? Io ero la figlia del Tuo amore, divenuta ora la più odiata, quella che Tu hai respinto, che hai gettato via come non voluta e non amata. Dov'è la mia Fede? Ho dentro di me così tante domande senza risposta che temo di rivelarle per paura di dire una bestemmia. Se ciò accadrà, mio Dio, ti prego perdonami». Ad aiutarla è stato Padre Neuner, con il quale si confidava. Nel 1961, Neuner le ha fatto capire che quell'oscurità e quell'incertezza che la spaventavano in realtà rappresentavano la vera parte spirituale del suo lavoro e della sua opera.In queste lettere appare un'immagine diversa di Beata Teresa da Calcutta, l'immagine di una suora fragile e confusa, alla ricerca di risposte sulla sua fede. «Pubblicare queste lettere private – ha spiegato, infatti, Brian Kolodiejchuk - serve anche a indicare agli altri membri dell'ordine come gestire i momenti di buio o di crisi spirituale, nel corso di una vita non facile, al servizio dei più poveri. In una di queste lettere Madre Teresa lo spiega, rivolgendosi alle sue consorelle, che la sfida più difficile non va combattuta là fuori, ma dentro ognuno di noi». Per questo motivo ne è stata decisa la pubblicazione in un volume, nonostante l'autrice avesse chiesto, nel 1959, al cardinale Lawrence T. Picachy, suo confessore, di distruggere tutte le lettere.«Ci siamo consultati all'interno dell'ordine – ha spiegato Brian Kolodiejchuk - prima di decidere cosa fare. Il mondo è abituato a conoscere Madre Teresa attraverso la sua santità. Queste lettere invece raccontano più la sua profondità, il suo aspetto umano, la sua capacità di affrontare le situazioni più difficili». «Madre Teresa ha attraversato periodi di vuoto e di buio spirituale - ha affermato padre Lucas Sircar, arcivescovo di Calcutta - come ogni altro essere umano e le lettere da lei scritte ai suoi correligionari rivelano una grande umiltà». Non sembrano meravigliarsi, invece, dal Vaticano in quanto le crisi mistiche della religiosa erano state già rivelate ai tempi della beatificazione e le epistole erano state inserite negli atti del processo di canonizzazione.

09 agosto 2007

Ratzinger nazista: ha ricevuto l'antisemita Rydzyk! Ebrei «scioccati»!

«Siamo scioccati dall'apprendere che Papa Benedetto XVI ha concesso nella sua residenza estiva un'udienza privata al direttore della radio polacca antisemita Radio Maryja»: è quanto si legge in una nota del Congresso ebraico europeo. L'associazione - che riunisce le comunità ebraiche di tutta Europa e a cui aderisce anche l'Unione delle comunità ebraiche italiane - sottolinea come «le affermazioni antisemitiche di Tadeusz Rydzyk sono state largamente trasmesse attraverso la sua radio». Per questo il Congresso ebraico «è stupito dal fatto che Papa Benedetto XVI abbia concesso udienza privata e la benedizione ad un uomo e a un'istituzione che hanno macchiato l'immagine della Chiesa polacca». La visita di Rydzyk domenica scorsa a Castel Gandolfo ha già suscitato molte polemiche in Polonia, tra chi accusa il sacerdote di Radio Maryja di essere un antisemita e i suoi sostenitori, che hanno interpretato l'accoglienza ricevuta da Rydzyk come un sostegno di Benedetto XVI alla linea ultraconservatrice della sua radio. Domenica scorsa a Castel Gandolfo, padre Rydzyk è stato ammesso al baciamo con il Papa al termine dell'Angelus insieme ad un folto gruppo di fedeli polacchi.

02 agosto 2007

Ratzinger pieno di sorprese: Tifa Iraq!

BENEDETTO XVI UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI
Mercoledì, 1° agosto 2007
A conclusione dell'Udienza Generale, vorrei raccogliere una buona notizia relativa all'Iraq, che ha generato un'esplosione popolare di gioia in tutto il Paese. Mi riferisco alla vittoria della Coppa d'Asia da parte della Rappresentativa di calcio irachena. Si tratta d'uno storico successo per l'Iraq, che per la prima volta è diventato campione di calcio dell'Asia. Sono rimasto felicemente impressionato dall'entusiasmo che ha contagiato tutti gli abitanti, spingendoli nelle strade per festeggiare l'evento. Come tante volte ho pianto con gli Iracheni, in questa circostanza con loro gioisco. Questa esperienza di lieta condivisione rivela il desiderio di un popolo di avere una vita normale e serena. Auspico che l’evento possa contribuire a realizzare in Iraq, con l’apporto di tutti, un futuro di autentica pace nella libertà e nel reciproco rispetto. Congratulazioni!

24 luglio 2007

"Grazie, Dragan: ma non siamo fuggiti"

Solo dopo un’ora ci si è accorti della scomparsa, abbiamo confortato i familiari». Matteo: un uomo scuro mi ha afferrato. Era il bosniaco RONCADE. «Per più di un’ora, in mezzo a tanta confusione, nessuno sulla spiaggia si era accorto che mancava una persona all’appello. Non siamo scappati: solo dopo abbiamo capito che Dragan era morto per salvare Mattia». Il giorno dopo la tragedia sulla spiaggia di Cortellazzo, parla Barbara Taschin, la mamma dei due bambini di Roncade salvati da Dragan Cigan, operaio edile bosniaco di 31 anni che per portare in salvo i piccoli è stato inghiottito dalle onde dell’Adriatico. «Non possiamo che essere riconoscenti a Dragan per il suo gesto, e presto andremo a far visita ai suoi parenti». E lo ribadisce con forza anche il marito, Matteo Bianco, 30 anni, operaio, che si appella alla famiglia dell’eroe. «Ero lì, mi avete visto, ho aiutato il salvataggio di uno dei mie figli, con gli altri bagnanti». Barbara, 35 anni, casalinga, è ancora scossa. Domenica, all’ora di pranzo, a Cortellazzo, i suoi due figli Madlene e Mattia Bianco, 7 e 4 anni, rischiavano di essere portati via dalla corrente particolarmente forte in quel punto, dove l’acqua del Piave si incontra con il mare. I fratellini devono la vita a Dragan Cigan, operaio bosniaco di 31 anni, orfano di guerra, padre di due bimbi rimasti oggi nei Balcani, orfani a loro volta.L’uomo non sapeva nuotare, ma si è gettato ugualmente in mare per salvare i piccoli roncadesi, finendo sommerso da un’onda. I piccoli sono stati riportati sani e salvi sul bagnasciuga, allontanandosi tra le braccia di mamma e papà. Chi ha assistito alla scena, ha parlato di una vera e propria fuga. Ma Matteo Bianco e Barbara Taschin, che hanno anche un terzo bimbo di 10 mesi, si giustificano: «Nessuno, nella concitazione, si era accorto che mancava una persona all’appello. Solo dopo abbiamo capito che Dragan era morto per salvare Mattia: per questo gli siamo e saremo sempre riconoscenti». «Poco prima delle 12, i bambini mi avevano chiesto di bagnarsi il costume e sono andati in acqua da soli. Dopo un minuto non erano più vicini alla riva, la corrente li aveva trascinati vicino agli scogli. Madlene urlava “ho paura, ho paura“ - racconta la mamma - Due ragazzi hanno subito bloccato i miei figli.La bambina è stata portata a riva da un marocchino. Per recuperare il bambino si sono buttati in mare alcuni uomini, tra cui anche mio marito. Una volta a riva, mio marito si è accertato che tutti stessero bene e siamo tornati verso l’ombrellone. Solo dopo un’ora ci hanno avvisato che mancava all’appello un soccorritore». Nel racconto di Barbara, Dragan e il suo gesto eroico quasi scompaiono nella confusione di quegli attimi sospesi tra la vita e la morte.Mattia invece ricorda bene «un uomo moro e con gli occhi scuri che per primo l’ha preso, e poi è scomparso»: il povero Dragan. Solo successivamente, secondo il racconto della famiglia, ci si sarebbe accorti della scomparsa del bosniaco. «Mio marito è anche andato a portare conforto alla sorella dell’uomo che piangeva disperata sulla spiaggia, poi abbiamo deciso di rincasare, i bambini erano stanchi e impauriti, c’era confusione. Ma non volevamo certo scappare».La famiglia Bianco è riconoscente a Dragan per il suo gesto da eroe. «Andremo a trovare i suoi parenti per ringraziare, e abbracciarli - promette la donna - Dragan è morto per salvare Mattia». Una tragedia che ha rischiato di assumere proporzioni ancora più grandi, se non fosse stato per il gesto del bosniaco. «Non sapevamo che fare il bagno in quella zona fosse pericoloso, il nostro vicino di ombrellone ci ha detto invece che ogni giorno c’è gente che rischia la pelle - conclude mamma Barbara - Certo non torneremo mai più là in spiaggia». (24 luglio 2007) Rubina Bon

23 luglio 2007

Bosniaco (poi annegato) e marocchino salvano due bimbi e dai genitori veneti neppure un grazie!

Jesolo, bosniaco si tuffa con un marocchino e muore nel fiume.
Il padre e la madre dei bambini ritracciati dopo dagli agenti di polizia. Salva due bimbi e annega. Dai genitori neppure un grazie. di NICOLA PELLICANI
JESOLO - È annegato, risucchiato dalla corrente alla foce del Piave. Portato chissà dove dall'acqua del fiume che in quel punto, a Cortellazzo (Jesolo), incontra il mare. Ieri mattina attorno alle 12, è scomparso in un attimo Dragan Cigan di 31 anni, cittadino bosniaco, manovale a San Martino di Lupari - in provincia di Padova -, che poco prima si era tuffato in mare assieme ad un altro extracomunitario marocchino H. R. di 35 anni, per soccorrere due fratellini di sette e dieci anni , arrivati al mare con mamma e papà da Roncade (Treviso), che stavano per annegare. Alla fine i bimbi se la sono cavata, mentre Dragan non ce l'ha fatta. Ha lottato con tutte le sue forze ma un'onda se l'è portato via e non è più riuscito a guadagnare terra. Il marocchino che con lui si era tuffato è riuscito a raggiungere la riva, tirato su a braccia dagli altri bagnanti che nel frattempo si erano mobilitati per dare una mano. A quanto pare però, non i genitori dei bimbi che non appena hanno riabbracciato i figli, se ne sono andati suscitando l'indignazione degli altri bagnanti. Hanno lasciato la spiaggia senza aspettare l'esito delle ricerche dell'uomo che ha salvato i loro figli. Senza curarsi della disperazione della sorella e degli altri familiari di Dragan, che in Bosnia aveva una moglie e due figli di 4 e 9 anni. Una coppia di Vittorio Veneto è fuori di sé per quanto ha visto: "Ci siamo vergognati di essere italiani quando abbiamo visto i genitori dei bimbi di Roncade salvati andarsene senza neppure avvicinarsi a confortare i familiari dell'uomo annegato e senza ringraziare quel marocchino". E aggiungono: "Non credevamo ai nostri occhi. Un comportamento inqualificabile". E pensare che Dragan e H. R. non appena hanno visto i bimbi in difficoltà, senza conoscersi, senza parlare la stessa lingua, non hanno perso un momento. E' bastato uno sguardo d'intesa e si sono buttati in acqua. In quel momento la spiaggia era affollata di bagnanti, ma solo loro si sono tuffati nel disperato tentativo di trarre in salvo i bimbi. La corrente in quel punto è fortissima, i due giovani hanno speso tutte le energie per cercare di salvarli. La riva era lì a due passi, ma sembrava irraggiungibile. Intanto a terra montava l'angoscia. All'apprensione per i due fratellini si aggiungeva l'ansia per Dragan che non ce la faceva più a lottare contro la corrente. Zurica la sorella del manovale bosniaco iniziava a urlare disperata. Con lei c'erano il marito e il figlio. Sono stati minuti drammatici con la famiglia di Roncade che nel frattempo si allontanava. Poco dopo è stata rintracciata dalla polizia di Jesolo che l'ha accompagnata in commissariato per ricostruire la vicenda.
QUESTA TRAGEDIA CONFERMA CHE L'AMORE E' OVUNQUE.

17 luglio 2007

RATZINGER ERETICO: Il Sant’Uffizio: la Chiesa è una, Santa e soprattutto cattolica

Dopo la mossa Papa Ratzinger nel tentativo di disinnescare lo scisma lefebvriano liberalizzando la messa in latino, il Vaticano ne fa un’ altra, in opposta direzione.Cinque quesiti, con altrettante risposte, precedute da una breve introduzione e seguite da commento - sedici pagine in tutto - per affermare il primato del Papa e della chiesa cattolica sulle altre. Perché Cristo ha costituito “sulla terra un’unica Chiesa”, che si identifica “pienamente” solo nella Chiesa cattolica e non nelle altre comunità cristiane.È questo il centro del documento della Congregazione della dottrina della fede intitolato Risposte ai quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa, firmato il 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo e pubblicato oggi dal Vaticano.Diffuso in 8 lingue - latino, italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e polacco - il testo richiama i principi del Concilio Vaticano II, la Lumen gentium, i decreti sull’ecumenismo (Unitatis redintegratio) e sulle Chiese orientali (Orientalium Ecclesiarum).Mettendosi contro Lutero e la Riforma, il Vaticano afferma che le comunità cristiane diverse dalla chiesa cattolica hanno delle “carenze” e non sono a pieno titolo chiese di Gesù Cristo, cioè descrive le chiese cristiane ortodosse come vere chiese che però presentano una “ferita” per il fatto di non riconoscere il “primato” del Papa.Ma “la ferita è ancora molto più profonda” nelle denominazioni protestanti, si legge nel testo che cita un precedente documento della Congregazione, una visione che potrebbe complicare le relazioni con queste comunità.Le comunità protestanti, nate dalla riforma luterana del XVI secolo, non possono essere considerate, dalla dottrina cattolica, “chiese in senso proprio”, in quanto non contemplano il sacerdozio e non conservano più in modo sostanziale il sacramento dell’Eucarestia. Il testo, firmato dal Prefetto della Congregazione, il cardinale William Levada, e dal segretario, monsignor Angelo Amato e porta la data del 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, scelta, evidentemente, non a caso. Come non a caso arriva una precisazione sul Concilio Vaticano II: “Nel periodo postconciliare” dice l’articolo “la dottrina del Vaticano II è stata oggetto, e continua ad esserlo, di interpretazioni fuorvianti e in discontinuità con la dottrina cattolica tradizionale sulla natura della Chiesa: se, da una parte, si vedeva in essa una ’svolta copernicana’, dall’altra, ci si è concentrati su taluni aspetti considerati quasi in contrapposizione con altri”.Tradotto: i modernizzatori della Chiesa hanno interpretato il Concilio come una rottura con il passato mentre i conservatori, delle cui fila fa parte lo stesso Benedetto XVI, lo vedono in continuità con la bimillenaria tradizione cattolica.Padre Augustine Di Noia, sottosegretario della Congregazione, ha detto che il documento non altera l’impegno verso il dialogo ecumenico, ma intende affermare l’identità cattolica.Sì al dialogo anche con le chiese “particolari” ma, afferma l’ex Sant’Uffizio, “perché il dialogo possa veramente essere costruttivo, oltre all’apertura agli interlocutori, è necessaria la fedeltà alla identità della fede cattolica”. il papa dice “L’unica Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica”, nel vangelo di Matteo (libro contenuto anche nella Sacra Bibbia edizione CEI) si legge: [20]Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Mt 18, 20 L'eretico quindi è lui che si autodefinisce capo della unica Chiesa di Cristo.

16 luglio 2007

Benvenuti sul mio blog

Ciao mi chiamo Giacomo e sono un ragazzo di 29 anni a cui piace la libertà di pensiero e di opinione e che non ha paura di andare anche controcorrente se necessario per difendere e sostenere le sue idee. Il mio blog sarà senza peli sulla lingua: spero vi divertirete!